Life on Mars?
Circa 37000 battute su scarpe, filosofia e addestramento per astronauti
I will fail because of me.
Vi avviso già che è troppo lungo per la mail, vi conviene aprirlo nell’app o su browser. Potete scorrere tra i vari blocchi con le tacchette qui a sinistra. Grazie mille per la pazienza.
Introduzione all’introduzione, diciamo introduzione2
Parliamo delle Mars Yard 3.0, penso sia arrivato il momento.
Ciao, vi ricordate di me? Non pubblico niente da quasi due mesi, me ne rendo conto. Considerate però che gran parte di questo post è pronto dall’inizio di settembre e l’idea era di pubblicarlo subito, in concomitanza con la fine di I.S.R.U . Poi però sono cambiate una serie di cose e non riuscivo a mettere mano alla bozza senza farmi venire i crampi allo stomaco. Pare esagerato ma non scherzo. Sono abbastanza emotivo, difficilmente riesco a prendere le cose alla leggera e troppe volte nella vita mi sono fatto tirare scemo dalle scarpe ma mai come questa volta ci ho proprio picchiato la testa. I dettagli sono in fondo ma forse ha senso leggere tutto. All’inizio doveva essere un recap entusiasta di un bel progetto con un po’ di difetti, non è finita così. Se ad un certo punto pare abbia iniziato ad essere inacidito mentre scrivevo è perché lo ero. Spero possiate perdonarmi per essere stato prolisso.
Introduzione – I.S.R.U, approccio personale e regole d’ingaggio
L’annuncio ufficiale che queste benedette e attesissime Mars Yard 3.0 sarebbero uscite è arrivato a febbraio 2025, ma i dettagli non erano chiari fin da subito. Diciamo che io, come tanti altri fan, ci siamo fatti bastare l’annuncio dato che ormai non ci si sperava più. Nella prima metà di luglio abbiamo scoperto che il metodo di assegnazione per gran parte dello stock sarebbe stato I.S.R.U, una versione digitale degli Space Camp organizzati da Tom Sachs per l’uscita di alcuni dei precedenti modelli.
In soldoni: più o meno cinquanta giorni di prove attraverso cui guadagnare dei punti per migliorare la propria posizione in un’immensa classifica globale. Scaduto il tempo chi si era distinto e aveva guadagnato più punti e medaglie avrebbe ricevuto un link per l’acquisto. Semplice e cristallino.
Forse è proprio questo metodo che mi ha attirato fin da subito. Più che per la “democratizzazione” della release come sostenevano in tanti, perché mi dava l’idea che avrebbe fatto da filtro nell’annosa battaglia tra puri e poser. Che bambinata, direste voi. E avreste pure ragione. Ero convinto che la costanza su quarantacinque giorni attraverso l’estate avrebbe portato molti a mollare, lasciando proseguire chi affrontava le prove con il giusto spirito.
Non mi vergogno a dire che seguo Tom Sachs da tanto e che grazie a lui ho scoperto tante delle figure che gli orbitano attorno, su tutte i fratelli Neistat. Oltre alla produzione artistica ho sempre apprezzato molto l’approccio pratico di Sachs al lavoro, la filosofia dell’errore e del tentativo, un’applicazione del metodo scientifico alla creatività. La dimostrazione, in qualche modo, che un po’ di rigidità poteva addirittura aiutare la creatività più visionaria e lisergica e il suo lavoro era proprio lì per mostrarcelo.
Nella mia produzione creativa sono sempre stato abbastanza randagio, ma ho sempre trovato molto affascinante il suo metodo e ne ho prima rubato e poi assimilato tanti dettagli. Per questo motivo ho voluto approcciare I.S.R.U con un rigore non richiesto dal sistema di assegnazione delle scarpe. L’ho fatto prima di tutto per me, perché mi piace fare le cose dettagliate, poi per rispetto nei confronti della serietà che attribuivo al tutto. Per ciò che mi riguarda queste scarpe si meritavano il mio miglior atteggiamento e, soprattutto senza la sicurezza di potermele guadagnare, volevo potesse restarmi qualcosa che collegasse quest’ultima uscita alle prime cose che mi avevano intrigato dell’universo di Tom Sachs.
Quindi ho finito per scrivere report e relazioni, compilare interi fogli di statistiche, disegnare pianeti, fare esercizi, studiare l’effetto dell’ambiente circostante sui miei adesivi. Ho raccolto e pubblicato tutto su un profilo Instagram riciclato e dedicato a questo scopo. Detto così pare una stronzata da membro di una setta, ma con un po’ di pazienza nei paragrafi successivi potrebbe avere più senso (spero).
Di alcune di queste cose ho parlato in un approfondimento uscito il mese scorso per WU Mag #131 (PP. 60-61, ve lo lascio qui.
La questione morale
L’unico vero motivo per cui s’è dovuto aspettare così tanto per l’uscita delle Mars Yard 3.0 è che Nike ha dovuto prima capire se valesse o meno la pena continuare ad associarsi a Tom Sachs. O, come penso io in maniera un po’ cinica, lasciar passare la mareggiata e attendere che il pubblico fosse concentrato e intrattenuto da qualche altra controversia.
Nel marzo 2023 alcune testate online hanno cominciato a riprendere le testimonianze anonime di alcuni ex membri dello staff di Sachs nel suo studio di NYC che raccontavano di abusi verbali, comportamenti inappropriati, insulti e di un diffuso clima di tensione e paura definito “cult like”. Ovviamente si tratta di accuse gravi che necessitavano un approfondimento, in modo particolare per i partner lavorativi e commerciali di Sachs. Il pubblico, anche per il modo in cui le cose sono state raccontate, si è arenato sugli insulti sessiti e abilisti, sulle video call in mutande e sull’esistenza di un cartello “rape room” sulla porta di un ripostiglio.
All’inizio ho provato a discutere della situazione anche all’interno di Scarpe.pod con i miei compagni Niccolò e Andrea, parlando proprio dal punto di vista di qualcuno che seguiva Sachs da tanto. Senza voler sminuire le accuse mi limitai a dire che a rimanere stupito di questi racconti poteva essere solo chi aveva conosciuto la versione lucidata e ripulita di Sachs post 2017, diciamo dal roll-out della Nike Mars Yard 2.0 . Chiunque fosse venuto a contatto con il suo lavoro nei quindici anni precedenti aveva perfettamente chiara l’idea che Sachs fosse uno squilibrato – sottolineo di non voler utilizzare il termine per fare una diagnosi, non sia mai che mi arriva la diffida di qualche avvocato statunitense – che utilizzava elementi surreali al limite del grottesco, che oggi qualche banalone definirebbe edgy, nelle sue opere. È lui a dirlo quando parla del presepe bdsm con Hello Kitty, o comunque è evidente in molti dei video ANCORA DISPONIBLI ONLINE SUL SUO PROFILO PUBBLICO DI YOUTUBE, tra scene senza senso e dj incinte in bikini che utilizzano auto giocattolo per spedire dell’erba a una “bong hit station”.
Il fatto che per me fosse tutto alla luce del sole mi ha portato a reputare quasi surreali le reazioni che vedevo online, limitandomi ad affermare che lo sdegno o l’assenza di esso fossero semplicemente un elemento per distinguere chi c’era e chi no.
Il mese scorso ho avuto una conversazione molto stimolante con l’amico social Alessandro Pedica, in cui siamo sostanzialmente giunti alla conclusione che la questione morale è prima di tutto personale, dipende da ciò che ognuno reputa imperdonabile. Non voglio spingermi in questo caso fino a concetti come la separazione di arte e artista o in una critica di damnatio memoriae e cancel culture. Però in modo molto egoistico ho deciso che in cuor mio se anche ciò che veniva raccontato si fosse rivelato vero non sarebbe abbastanza da convincermi a non voler indossare una scarpa con la firma di Tom Sachs. Come invece mi è capitato in passato per il merch di band o atleti coinvolti in atti violenti o, molto semplicemente, con le recenti questioni di Kanye West. Forse perché per me è normale essere trattati in modo terribile sul luogo di lavoro soprattutto se è un posto che si è scelto, mentre altre cose sono inaccettabili.
Un discorso diverso andrebbe fatto per il comportamento di marchi e aziende, che hanno congelato tutte le operazioni che coinvolgevano TS al momento per poi spazzare tutto sotto il tappeto senza mai discutere nel dettaglio le tanto sventolate “indagini interne”, sperando che persone con spessore morale ben maggiore rispetto al mio si fossero dimenticate dell’accaduto. Come non è stato più un problema per Nike, la questione del 2023 non ha fermato Ikea, Helinox o Levi’s – solo per citare i partner più recenti. Forse voglio sforzarmi di essere ingenuo, ma voglio sperare abbiano fatto la loro due diligence senza farsi muovere da una bieca avidità.
Resta il fatto che più di ogni altra cosa a me interessano le scarpe. Sono superficiale, lo so. Pensa te cosa può capitarti nella vita.
Quindi torniamo a parlare di scarpe.
Task settimanali
TEN FREE THROWS
Il primo task giornaliero di questo addestramento è “Ten Free Throws”: tira dieci liberi al giorno, tieni il conto, cerca di migliorarti. Una prima prova abbastanza semplice e coinvolgente per evitare l’emorragia di iscritti inconsapevoli delle regole e dei dogmi di TS, oltre ad un espediente abbastanza spudorato per tirare in mezzo Devin Booker e accontentare Nike infilando anche qui uno dei giocatori con il più ampio spread tra forza sul campo e personalità di un petto di pollo. A rendere il tutto meno insipido e più interessante l’invito immediato a essere creativi, usare a proprio vantaggio il proprio contesto giornaliero e a non limitarsi ad andare al parchetto a fare le foto alla palla e al canestro. Lato negativo di questa libertà creativa è stata senza dubbio la comparsata di quel pesantone di Lethal Shooter che si è messo a lanciare chicchi di riso in un ditale all’urlo di “I understand it now”.
Io non ho fatto niente di speciale, ho semplicemente cercato lo spicchio di camera mia abbastanza lungo da rendere sensata una prova di tiro, infilato qualche easter egg (la scarpa giornaliera che spunta dal margine basso di ogni inquadratura) e scelto questa soluzione della foto mossa – bruttina da vedere, ma efficace per obbligarmi a fare davvero i tiri liberi al posto di cercare qualche escamotage un po’ noioso. Highlight della prova certamente il continuo upgrade del tabellone segnapunti, partito con un foglio piegato in mezzo ai libri, poi fermato a una tavola un po’ artigianale e giunto alla sua forma finale a tre giorni dalla chiusura di I.S.R.U quando ho trovato per caso in un negozio una cartella rossa a cui fermare il foglio delle statistiche. Non è mai troppo tardi per apportare migliorie al proprio set-up e spendere qualche euro inutilmente.
Un applauso al tipo che ad un certo punto ha programmato un’app per tirare i liberi in formato digitale, purtroppo non mi sono segnato il nickname ma mi pare sia stato uno dei primi meritevoli riceventi di un Excellence Award.
10FT ha dato anche il via a tutta la mia serie di attività parallele e autoimposte, giusto per rendere il tutto più divertente e interessante. Durante i cinquantuno giorni di prova ho raccolto statistiche, medie, segnato punti, realizzato grafici. Praticamente StatMuse applicato a I.S.R.U. I numerelli sono uno dei lati più divertenti dello sport e non mi farete cambiare idea.
OUTPUT BEFORE INPUT
Forse il task che alla fine mi è piaciuto di più. L’idea di realizzare qualcosa che richieda un minimo di impegno mentale prima di buttarsi nell’angosciante vita digitale (che detta i nostri ritmi anche ad agosto inoltrato) è nobile, quindi mi è sembrata una prova utile oltre che divertente. Seppur obbligati, si stava facendo qualcosa di buono. Ho preparato la mia agendina con l’idea di renderla uno sketch-book, ma al primo mattino di prova non avevo alcuno stimolo per disegnare ma ho trovato ispirazione nella mia azione più vicina nel tempo, ovvero la scelta della musica per la mattinata. Così ho messo giù una lista di cinque ottime colonne sonore per lavorare e ho deciso che da lì in poi avrei utilizzato un dettaglio a caso per determinare quali consigli non richiesti avrei proposto per la giornata.
Due note fondamentali: la prima è che soltanto dopo un paio di settimane mi sono reso conto di aver continuamente scritto iMput al posto di iNput, cedendo all’impulso di rispettare quella sacra regola MP-MB che mi è stata insegnata alle elementari e dimenticando l’esistenza di altre lingue con altre imposizioni grammaticali. La seconda è che l’inizio di OBI ha segnato la mia prima crisi di nervi relativa a I.S.R.U, dato che allo scadere della prima settimana mi sono accorto che per un corto-circuito dettato dalla mia rigidità mentale e da un errore organizzativo del team di TS io – come tanti altri eroi e precisini – mi ero perso il primo giorno di upload e sarei stato inesorabilmente in ritardo con tutti i badge.
La spiegazione del nuovo task recitava: “prepara il terreno, scatta una foto, da domani inizia a pubblicare” e io ho iniziato a pubblicare dal giorno successivo, senza rendermi conto che il pulsante per sottoporre la propria entry fosse già disponibile dal giorno stesso. Resta il fatto che penso di aver ragione, non posso che farne una questione di principio ma sarei pronto a sotterrare l’ascia di guerra se dovessi finire per comprare le scarpe.
Qui purtroppo poco materiale collaterale. Una bella raccolta di tutti i titoli e i filtri applicati alle mie classifiche e una Bic Quattro Colori rotta nell’esercizio della diffusione della cultura. Ricordatevi che tutto questo l’ho fatto per Voi.
OUT AND BACK
Questo è stato il primo caso in cui ho sgamato in anticipo come si sarebbe svolto un nuovo task, dato che OAB mi pare fosse già stato protagonista di uno dei video realizzati da Sachs per i wear-tester della Mars Yard 2.5 . Anche qui la parte divertente è stata mantenere l’essenza della prova e modificare tutto il resto per creare qualche stimolo in più. Prima di tutto ho scelto il percorso e come avrei segnalato i miei Bingo Point. Una volta redatte mappe e regole ho iniziato a camminare su e giù per il mio quartiere, sempre nelle prime ore del mattino per combattere caldo e sonno leggero, finendo per incrociare più di qualche sguardo dubitante. Diciamo che dove abito io non è sempre normale vedere un uomo sovrappeso che va in giro a passo di marcia.
Tutti i giorni ho segnato sulla mia bella mappa dov’ero arrivato, abbinando ogni Bingo Point a una serie di bonus e malus spiegati in un’apposita legenda. Non un caso abbia registrato una delle mie prestazioni peggiori dopo essermi sbronzato a un’amichevole pre-stagione dell’Inter. Questo, per esempio, può essere evinto dalla mia mappa. Periodicamente, diciamo una volta ogni dieci giorni, ho raccolto e archiviato gli sticker utilizzati per segnalare i Bingo Point così da poter capire come posizionamento, meteo, tempo di esposizione e altri elementi abbiano influito sulla loro conservazione.
Una volta pubblicata su Instagram la mia mappa aggiornata alle prime due settimane di uscite @ alesunnyy ha lasciato un commento tracciando un collegamento con la psicogeografia debordiana - una roba estremamente complicata di cui non avevo assolutamente idea, ho provato a leggere qualcosa e ho capito meno di niente. Vorrei essere abbastanza intelligente da poter dire fosse una cosa voluta, invece ho bisogno di citare il tremendo assistente AI di Google per dirvi qualcosa in più a riguardo: “La psicogeografia debordiana, sviluppata dal pensatore francese Guy Debord e dai Situazionisti, è un approccio alla comprensione dello spazio urbano che si concentra sulla relazione tra l’ambiente fisico e l’esperienza soggettiva, esplorando come l’ambiente influenza le emozioni e i comportamenti delle persone attraverso pratiche come la deriva. Si tratta di un’indagine sovversiva e creativa dello spazio, che mira a rivelare le dinamiche nascoste del potere e le tensioni sociali nelle città, andando oltre la geografia tradizionale.”
Non ho assolutamente idea se tutta questa roba abbia senso o sia spazzatura. Perdonatemi.
WALL DRAWING
Un’altra prova ben nota ai fan di Tom Sachs. Niente di particolare da segnalare in questo caso, se non che penso di aver ripreso a fare qualche flessione per la prima volta dalle scuole superiori. Nota di merito al tipo che ha una tavola di WD attiva dai tempi del Wear Test che ha superato abbondantemente i mille giorni. Unica nota di colore in questo caso il fatto che abbia conservato tutte le etichette che ho utilizzato per datare le mie submission per l’applicazione, raccolte in rigoroso ordine cronologico.
READ BEFORE BED
Altra prova che ho adorato. Se non altro perché avevo un po’ perso il ritmo con la lettura e i libri in attesa si erano moltiplicati, quindi ogni scusa per riprendere da dove avevo lasciato è stata accolta con piacere. Ho basato il mio “progress report” sulle schede che mi davano in biblioteca a scuola per capire se stavo leggendo o no e devo dire che alla fine i miei progressi stanno bene tutti insieme. Tra i libri letti: una raccolta di racconti di cronaca milanese del secondo dopoguerra, un saggio sul periodo più sperimentale di Miles Davis, una guida ai pattern dei sedili della metropolitana di Londra, la raccolta commentata di cento dei match più sanguinosi negli ultimi settant’anni di pro-wrestling. Evviva la varietà.
Con ogni probabilità l’unico task che porterò più o meno avanti anche ora che non ho più nulla da dimostrare a Tom Sachs.
MEDICINE BALL
La parte più divertente è stata costruire la palla medica avvolgendo nel pluriball una cavigliera, il mio apprezzamento per questo task è inevitabilmente finito lì. Per quanto il video illustrativo con la mitologia dei pianeti fosse molto carino, gli esercizi mi ricordavano un po’ la riabilitazione che ho fatto da ragazzino per la schiena.
Anche in questo caso ho raccolto e catalogato tutte le etichette utilizzate per datare i miei esercizi, compilate in questo caso una volta già sulla palla rendendo tutto un po’ storto e deforme. Quindi più bello.
CHOOSE YOUR RITUAL
Non sono sicuro questo sia stato un task aggiunto in corsa, ma sono abbastanza sicuro fossimo in molti ad aspettarci il giochino in stile Atari con il Modulo Lunare come prova per l’ultima settimana di I.S.R.U. Certamente è stata quella più stimolante, ma anche quella maggiormente piagata dai problemi tecnici (di cui parlerò successivamente in maniera più dettagliata).
Nonostante i molti sforzi di questi ultimi anni non amo apparire e non sono fortissimo con i video, forse è proprio il fatto di avermi spinto fuori dalla zona di comfort ad avermi divertito così tanto in questa prova. Anche qui ho voluto fare le cose seriamente, ho recuperato le poche cose imparate negli anni e ho scritto e storyboardato il video, nascondendo un po’ di easter egg qui e là. Non mi andava di inventare qualcosa di mirabolante soltanto per rendere il video interessante e ho pensato che essere onesto nella scelta dell’argomento mi avrebbe aiutato a non impazzire. Quindi l’idea di ricollegarmi a un altro task – OBI – e raccontare un mio rito, mi è sembrata utile per ciò che mi veniva richiesto.
Anche in questo caso ho voluto impormi qualche regola, non tanto per aggiungere cerchi di fuoco nel quale saltare quanto più per proteggermi dalla mia tendenza a complicarmi la vita inutilmente. Quindi niente AI (per una questione di principio e perché non so come usarla), solo materiale già presente in casa, solo grafiche “analogiche” per ridurre al minimo il tempo su Illustrator e tutte le riprese concentrate in un pomeriggio per disturbare il meno possibile chi vive con me.
Penso che il risultato finale sia carino e mi ha fatto piacere poter rendere tributo a Pharoae Sanders e “sponsorizzare” un disco che adoro e non riceve mai abbastanza affetto. Ho voluto ridisegnare la Title Card richiesta da Tom Sachs per poterla utilizzare fisicamente all’interno del video e ho scritto, scannerizzato e montato i titoli di coda. Ho voluto fare tutto con telefono e iPad per “obbligarmi” a non fare nulla di complesso che richiedesse innumerevoli passaggi. Non prenderò nessuno per il culo dicendo che questo mi ha insegnato a ridurre le cose all’essenziale o qualche altra stupidaggine poetica del genere, ma sono abbastanza sicuro che se non avessi adottato questo metodo mi starei ancora spaccando la testa su qualche microscopico e inutile dettaglio.
Sempre per quel fatto di non voler apparire, all’inizio volevo limitare al minimo la circolazione del video relegandolo alla sola App. Alla fine l’ho messo anche su Instagram, continuo a pensare sia un’inutile vanità ma a questo mondo possiamo solo peggiorare quindi tanto vale provare a diventare anche una star dei social.
Movie Nights
Quella dei film è stata un’aggiunta furba da parte di TS e del suo team, di certo si è trattato delle prove più inclusive, o comunque meno mirate ai seguaci più accaniti. Mi sono piaciute tutte le scelte di programmazione, forse avrei fatto qualche modifica ma mi rendo conto che seguendo i miei gusti si sarebbe forse venuti meno alla funzione di cui discutevo all’inizio.
Bodega 245 è un ottimo intro al discorso Tom Sachs/I.S.R.U, un video breve che ha illuso molti si sarebbe trattato di punti più o meno gratuiti. La seconda pubblicazione settimanale, Faith, ha fatto capire a un po’ di amici cosa intendessi quando dicevo che speravo TS avrebbe utilizzato anche contenuti un po’ più artistici e surreali per il suo cineforum.
How To Learn How To Surf è uno dei capisaldi della cultura Sachsiana, nonché una scelta obbligata per la scaletta di Movie Night. È stato divertente rivederlo e rendermi conto ancora una volta di quali siano gli effetti del privilegio (economico e di amicizia con le aziende) in mano a uno squilibrato, ho ricevuto invece qualche feedback negativo e annoiato da qualche amico meno addentro alle dinamiche di TS visto anche l’incremento nella durata. Il film successivo è stato A Space Program e qui ho qualcosa in più da dire: il “director’s cut” utilizzato per I.S.R.U è una versione (purtroppo) accorciata da oltre un’ora invece che – come speravo e come sarebbe tradizione con i director’s cut cinematografici – più lunga e arricchita con materiale inedito dell’evento organizzato da TS. Anche qui tanti hanno rotto le palle per la durata e la cripticità di alcuni argomenti, polemiche secondo me inutili visto anche l’enorme aiuto dato dall’ordine cronologico degli argomenti trattati nelle domande. Non mi ha fatto impazzire il taglio fatto con l’accetta per abbattere il minutaggio della versione originale, che ha tra l’altro omesso alcune scene utili per rispondere ad una delle domande (richiedendo a chi vedeva di fare affidamento a un “aguzza la vista” di tradizione Settimana Enigmistica per poter carpire certi dettagli).
Love letter to plywood è uno dei manifesti di Tom Sachs, forse uno dei contenuti più riconoscibili anche per chi ha abbandonato il suo lavoro digitale tanti anni fa, probabilmente anche perché è uno dei maggiormente associati con l’uscita della Mars Yard originale. Uno dei due capitoli della trilogia sulle skills e uno dei miei video preferiti tra quelli in cui Van Neistat è predominante. Segue 5 planets 5 exercises, filler un po’ pigro dato che lo stesso video era incluso nella spiegazione della task “Medicine Ball” pubblicata soltanto un paio di giorni prima. Non il mio video preferito tra quelli usciti per il programma Wear Testers della MYS 2.5 ma divertente il già citato gossip mitologico.
L’ultimo film della serie di movie nights è stato How to swipe, secondo capitolo della trilogia sulle skills di cui parlavo qualche riga fa (Il terzo e unico mancante è Space camp, il più epico e cinematografico dei tre che sinceramente mi aspettavo fosse incluso nella prima introduzione a I.S.R.U come space camp digitale). Non lo vedevo da un sacco, tanto da non essermi ricordato che il prototipo matto della MYS 1.0 che appare nel documentario rilasciato da Nike a luglio che ho incluso nelle note a margine dei miei ultimi Output before Input faceva la sua prima apparizione proprio qui. Devo dire che mi sono un po’ emozionato a rivederlo, molto bello.
Note sulla conclusione del Camp
Ho terminato la mia esperienza con I.S.R.U dopo cinquantuno giorni di attività, totalizzando 1239 punti. In realtà sarebbero 1238, il punto extra è relativo a un problema con l’app durante l’upload del mio Choose your ritual di cui parlerò in modo approfondito più tardi. Posso comunque soddisfatto del mio percorso: tolto il punto perso all’introduzione di Output before input sono riuscito a essere costante e puntuale, a personalizzare e rendere interessante ogni task mi venisse proposto e a superare le difficoltà relative all’imbarazzo e ad alcune delle mie fisse.
Ho ricevuto un solo attestato d’eccellenza – di quelli da tre punti – per una delle foto di Out and back, nulla invece dopo l’introduzione dei premi più sostanziosi dalla seconda metà d’agosto in poi. Ammetto – in quanto permaloso – di aver sperato che la qualità di alcune delle mie proposte fosse riconosciuta in modo ufficiale ma ho visto tante figate passare inosservate e in quanto mio peggior critico posso dire di aver almeno accontentato me. È decisamente più di quanto potessi sperare.
Lamentele, bug, app rotta e altre rotture di cazzo
Anche utilizzando tool esterni di analisi dei punteggi è stato molto difficile determinare in modo efficace quanti iscritti e quanti utenti attivi I.S.R.U abbia avuto durante le varie fasi di test. Una cosa certa è che qualunque fosse la stima fatta dal team di TS durante lo sviluppo dell’app sia stata sbriciolata dato che il pubblico ideale era +/- 10 utenti. Dato l’interesse per la release, la complessità delle task proposte e la richiesta di un sistema di upload legato a finestre orarie precise mi aspettavo avessero preso in considerazione vari possibili problemi che, invece, pare proprio abbiano colto alla sprovvista chi se ne occupava.
Ho già accennato all’incastro sfortunato all’apertura di Output before input, in cui testo e app erano in contraddizione. Errore che ha portato a una modifica nel protocollo utilizzato per le varie prove con una presentazione dei nuovi task il giovedì, giorno in cui si concludeva la settimana di lavoro, e l’inizio dei nuovi upload spostato al giorno successivo. Mi sono girate le palle ma mi rendo conto sia poca roba, giusto in un certo modo che chi è stato sveglio e si è accorto fosse già disponibile il pulsante per l’upload ne abbia approfittato.
Per fortuna la fascia oraria europea non ha subito i gravi episodi di crash capitati nei fusi statunitensi ed asiatici, dove era evidente il picco di utenti attivi. In via del tutto eccezionale TS ha annunciato in chiusura delle attività una sorta di condono tombale per gli upload mancanti inviando a chi aveva subito disservizi con l’app la possibilità di rattoppare il proprio feed.
Il buco dell’app che ha causato i problemi più evidenti è relativo all’attribuzione automatica dei bonus di continuità, attribuiti automaticamente e senza revisione finché non hanno cominciato ad apparire a caso ad alcuni utenti durante il mese d’agosto. Questo problema è stato individuato e sfruttato in maniera fraudolenta da altri utenti che, approfittando della possibilità di cancellare i contenuti caricati in uno qualunque dei giorni precedenti di attività sull’app, hanno iniziato a moltiplicare i loro bonus sfruttando la mancanza di un vincolo di continuità assicurato per poter includere anche quegli utenti che si fossero approcciati a I.S.R.U in corsa. In parole povere il sistema è questo: raggiunta una serie di sette post e guadagnato il relativo badge, si procedeva a cancellare il post numero 1 così che il giorno successivo l’app riconoscesse in automatico una nuova striscia da sette post (dal 2 all’8) assegnando un nuovo badge. Così via, giorno per giorno, finché lo staff non si è accorto del buco e l’ha sistemato facendo sì che un post non potesse più far parte di due strisce premiate con un badge di uguale valore. Alcuni dei punti guadagnati in questo modo sono stati stornati, altri sono ancora nel palmares di certi stronzi. Beati loro, che vi devo dire.
I problemi relativi a questi automatismi sono stati solo un fosco presagio di sventura per ciò che chiunque con un minimo di dimestichezza si aspettava sarebbe successo con l’ultima prova proposta: Choose your ritual. Una volta spiegata la task, nell’episodio dedicato di Office Hours Sachs ha chiesto qualche giorno di pazienza perché l’app fosse pronta per accogliere i voluminosi file video realizzati dai partecipanti. Passato il week-end, nessuna traccia dei dettagli per l’upload, arrivati soltanto il giorno successivo ed evidentemente inadatti. I problemi con l’upload sono stati evidenti fin dall’inizio: vista la differenza di fuso l’app si è bloccata fin dalle ultime ore del 2 settembre, quando gli utenti asiatici hanno iniziato a caricare i loro video in quello che avrebbe dovuto essere l’ultimo giorno utile per farlo. Alle 12 italiane del 3 settembre I.S.R.U era ancora bloccato sia da app che da browser, richiedendo di ripetere alla nausea il login e con il rischio di non poter sottoporre non soltanto il proprio video per Choose your ritual ma anche le immagini relative alle altre task. Nel primo pomeriggio la situazione ha iniziato a sistemarsi, pur rimanendo enormi problemi per i file più pesanti e la totale inadeguatezza del video player integrato nell’app. Come se non bastasse una volta sistemata la questione degli upload lo staff di I.S.R.U ha lasciato scoperto un nuovo buco avendo utilizzato lo stesso modulo di upload giornaliero delle altre task anche per Choose your ritual al posto di uno una-tantum esponendosi ai bot su browser di alcuni utenti che in poche ore hanno accumulato migliaia di punti caricando e cancellando continuamente lo stesso file e mettendo inutilmente sotto sforzo i già fragili sistemi dell’app.
Mi auguro qualcuno abbia per lo meno donato dei soldi a Leatherface per tutto questo carnevale, ma ho paura anche quest’ultima debacle tecnologica abbia finito per essere soltanto una nota a margine in questioni ben più ampie.
Ultima appendice, conclusioni non conclusive
Com’è andata a finire? Beh, una volta concluso il mio percorso con I.S.R.U ho mi sono “qualificato”, mettiamola così, per l’acquisto immediato della scarpa nella mia prima taglia scelta. Niente rimpiazzi, niente compromessi, tutto come sperato. Più o meno, perché al momento del check-out si sono ripresentate le stesse discrepanze nelle modalità di spedizione che erano state evidenziate un paio d’anni fa nei vari step di rilascio della GPS “Studio”. Però l’entusiasmo è tanto e una volta arrivati fin qui sarebbe stupido farsi fermare da 108 dollari di spedizione.
Inizia quindi l’attesa, dato che TS Studio comunica al momento dell’acquisto che le scarpe saranno spedite entro un paio di settimane. Nel frattempo succedono un paio d’altre cose che vale la pena analizzare:
In uno dei suoi ultimi aggiornamenti video, registrato (mi pare) da Seoul, Sachs ringrazia per la partecipazione e comunica che chi ha partecipato al percorso di I.S.R.U ma non è rientrato nella lista di chi ha ricevuto la possibilità di acquistare la scarpa immediatamente avrà l’occasione di completare subito il pagamento e preordinare le Mars Yard Shoes 3.0 con consegna programmata nel 2026 in un momento non meglio specificato. Tutti contenti? Più o meno, perché questa esplosione delle quantità probabili disponibili sul mercato condiziona preorder, resell iniziale e tutto il resto, ma per fortuna questa è una cosa che non mi riguarda. Diverso invece il discorso riguardo la parte “competitiva” di I.S.R.U, dato che all’inizio del Camp era stato comunicato che eventuali pareggi o grumi di partecipanti in classifica sarebbero stati sbrogliati attraverso un sistema di tie-break, si presumeva attraverso l’utilizzo del famoso giochino del LEM. Il preorder consente di eliminare tutta la gestione della classifica finale, vendere più paia e incassare subito. Quindi contenti tutti, ma soprattutto quelli di TS Studio.
L’arrivo dei link per l’acquisto è slittato di qualche giorno, obbligando i negozi di tutto il mondo a spostare di conseguenza anche le scarne release in-store. Stando a diverse testimonianze Nike ha espressamente chiesto ai negozianti di vendere le scarpe – first in, first served o tramite raffle – solo a chi avesse un profilo attivo I.S.R.U con almeno 500 punti all’attivo. Ottima idea con un’applicazione un po’ difficile, dato che le scarpe disponibili erano comunque poche tanto prima quanto dopo il filtro di backdoor e resell. Senza contare che, giustamente, c’è chi è riuscito a prendere le scarpe dal link e presentarsi anche in negozio per il doppione dato che non tutti i badge “acquisto della MYS3” erano visibili al momento dell’uscita in negozio.
Quello della GPS “Losers” è un discorso a parte, ma penso sia questo il posto giusto per dire cosa ne penso: TS ne ha annunciato l’uscita durante l’ospitata al nuovo Complex Sneakers Podcast dichiarando che tutti coloro che si erano iscritti a I.S.R.U ma non avevano ottenuto abbastanza punti per acquistare le MYS subito o in pre-order avrebbero ricevuto un link con modalità di pre-ordine simili a quelle della MYS, ovvero 2026 ma non si sa bene quando. Non mi soffermerò sull’estetica della scarpa perché può piacere, penso che senza la grafica sul lato interno sarebbe anche carina, ma ci tengo a dire che in una lunga sequela di errori, toppe e grattate questa pare proprio l’ennesimo errore, toppa e grattata.
Qui si interrompe il testo scritto a metà settembre, da qui in poi sarà tutto più recente.
Da qui in poi è iniziata una situazione che definirei surreale. Mentre un po’ ovunque nel mondo tutti iniziavano a ricevere le loro scarpe, quelle destinate all’Europa non erano ancora partite. Le mie sono state spedite all’ultimo giorno utile, il 26 settembre. La consegna prevista è il 6 ottobre e durante la settimana successiva inizio a raccogliere i feedback di tanti amici e conoscenti che come me hanno potuto completare l’acquisto e mi raccontano di dogana inattesa, anticipi sulla consegna e qualche caso fortunato.
Nonostante i 108 dollari di spedizione, che speravo includessero almeno una parte delle tasse dovute, il 2 ottobre mi trovo a pagare 158 euro di dogana. Anche qui: tanto nervosismo ma tanto entusiasmo, fermarsi adesso sarebbe davvero inutile. La spesa totale al momento è arrivata a 516 euro e spiccioli. Qualche bestemmia più o meno grave, ma mi metto in tasca il sollievo che siamo tutti più o meno sulla stessa barca. Solo un paio di amici hanno scampato del tutto la dogana, mentre i “più fortunati” si sono trovati 130 euro di addebito.
E ora, amici, il colpo di scena: le mie Mars Yard Shoe 3.0 non sono mai state consegnate. Partite dalla Francia il 3 ottobre, mai arrivate in Italia il 6. Dopo qualche giorno di pazienza ho segnalato il problema a Tom Sachs Studio e FedEx e mi piacerebbe poter dire che si sono rimbalzati la responsabilità, ma solo uno dei due mi ha risposto e vi lascerò indovinare chi. Il corriere mi ha confermato che nel loro tracking “esteso” hanno lo scan di partenza dalla Francia, ma non quello di arrivo nel deposito di Malpensa. Mi hanno dato ben poche speranze che possano trovare il mio pacco in un angolino dimenticato e consegnarmelo giusto in tempo e avvisato che la modalità di spedizione utilizzata garantisce la consegna entro 30 giorni, quindi dovrò aspettare l’inizio della prossima settimana per poter attivare tutti i metodi del caso per ottenere il mio rimborso.
Non certo il finale che auspicavo. Mi sento un po’ stupido a dirlo, ma per una questione di passione in questi mesi non si è mai trattato solo di scarpe, per questo ogni problema e ogni intoppo mi hanno fatto sentire preso per il culo. Ho seguito il lavoro di TS per tanti anni e ho sempre trovato in qualche modo rifugio nei sistemi schematici del suo pensiero, in qualche modo della sua filosofia. L’errore fa parte del percorso e il primo fondamentale step del problem solving è la presa di responsabilità. Non sbaglia chi non prova. Nel mese e mezzo di I.S.R.U., nella gestione degli ordini dal punto di vista logistico e fiscale, nella comunicazione e nell’aggiunta in corsa di nuovi prodotti gli errori sono stati innumerevoli e nessuno si è preso le sue responsabilità.
Per una questione di egoismo mi ero convinto che avere le scarpe in mano avrebbe sistemato tanti di questi problemi, perché trattava della prima Mars Yard e perché (e qui mi sento veramente ridicolo nel dirlo) me l’ero in qualche modo guadagnata approcciando la faccenda a mio modo per divertirmi senza venir meno a quei precetti che avevo assimilato ed erano stati un po’ diluiti per rendere l’universo Sachs maggiormente fruibile a tutti.
E invece l’ho presa nel culo.
Con questo non mi riferisco al fatto che c’è chi ha bottato I.S.R.U., ha barato, ha ripetuto le foto o pubblicato roba random facendo affidamento sull’assenza di controllo e ora ha le scarpe ai piedi o se l’è già rivendute. Potrei anche riferirmi a questo ma ormai mi sembra stupido accanirmi, come si dice in certe zone “bastonare uno che caga”.
Mi riferisco invece al fatto che mi sento veramente stupido a sentirmi un po’ tradito dalla gestione di qualcosa che io ho voluto seguire in modo serio, applicandomi onestamente mentre non era chiaramente una cosa seria proprio per chi la stava gestendo dall’alto.
Ovviamente mi spiace non avere le mie scarpe, dubito le recupererò in futuro a meno che non mi si presenti una situazione vantaggiosa al limite del ridicolo. Non nascondo che se le avessi ricevute avrei avuto ben più di qualche dubbio su cosa farne e quella per me sarebbe stata la peggior sconfitta.
Insomma, il più classico dei “non sei tu, sono io”.















